Sul riccio

Il suo viso esprime ferma risolutezza. I suoi gesti sono brevi e precisi. La sua mano non trema. Eppure c’è in gioco la sua stessa vita in questa storia. È uno scrittore e, questa sera, si propone di scrivere la sua autobiografia. Sul tavolo si trova riunito tutto il materiale necessario, della carta, una matita, una gomma, un riccio.

Che non c'entra nulla qui, quest’ultimo, avete ragione voi. La cui presenza incongrua è persino un vero mistero. Ma l’effetto sorpresa svanisce presto. Spazio alla collera. Questo riccio naïf e globuloso è una calamità. Per quanto così dotato lui stesso per l’introspezione viziosa e il ripiego compulsivo su di sé, contraria e ostacola l’ambizioso progetto autobiografico dello scrittore.

Da dove salta fuori questo animale nocivo, rumoroso, ispido, inafferrabile, cosa cerca? Cosa vuole da me?

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Paesino sperduto

“È un paesino sperduto” si dice: non c’è espressione più giusta. Ci si arriva solo perdendosi. Nulla da fare, nulla da vedere. Sperduto sin dall’inizio forse, talmente sperduto prima ancora di esserlo stato che questa perdita è solo la forma della sua esistenza. Ed io, stupidamente, sin dall’origine, cerco di preservarlo. Volevo fosse se stesso, immobilizzato nella propria perfezione, e che ad ogni istante fosse possibile riempirsene.

Due fratelli, che abitano in città, possiedono in un cascinale isolato una casa di famiglia. Uno dei due ha appena ereditato da un cugino che viveva come un selvaggio nella propria fattoria. Al loro arrivo, vengono a sapere della morte di una ragazza del paese. Gli ossequi hanno luogo l’indomani. Come nelle antiche tragedie, l’azione si svolge nell’arco di due giornate invernali, nel cuore di montagne deserte. Gli dei che la reggono sono al tempo stesso grotteschi e terrificanti. Si chiamano Alcol, Inverno, Merda, Solitudine. Questi non impediscono, però, che i loro sottoposti diano prova di vera grandezza.

Ciò che viene seppellito, in questo romanzo, sono gli ultimi contadini. E anche la bellezza, di cui non si riesce mai a elaborare il lutto.

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#201
19 Marzo

Andato in confusione, l’enorme pipistrello dello spleen e dello stress ha deposto un uovo sulla sommità del mio cranio spelacchiato.

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#200
18 Marzo

Il paraît que l’eau, l’eau douce, désaltère. Oui, mais jusqu’à quand?

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#199
17 Marzo

Sono le cose, soprattutto quelle che più ho a portata di mano, a essere superficiali.

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