Copertina: Rovorosa
Éric Chevillard
160 pp.
Chevillardiana
€ 16,00
2021

Rovorosa

Se Rovorosa - piccola grande scrittrice - non si premura di chiudere il lucchetto del suo taccuino segreto, lo fa proprio per non lasciarsi alle spalle tutto ciò che contiene. Stando a quanto crediamo di sapere, vi racconta la sua vita felice con Mangiaferro - il suo speciale papà - fino al giorno in cui, in seguito a circostanza che implicano un vicino di casa da una gamba sola, una strega, quattro cinciallegre e un pesce d'oro, questo romanzo non diventa il diario di una ricerca disperata.

L'alta antichità dell'infanzia, alla maniera di Chevillard

"Il Sole 24OreChevillard fa della letteratura l'arte della trasfigurazione"

The Times

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Fila dritto, gira in tondo

Checché ne dicano le zie, non ho mai sostenuto la necessità di mettere in piazza i panni sporchi e i segreti di famiglia durante i funerali; semplicemente auspico un maggior rigore nel rievocare le persone scomparse.

Affetto dalla sindrome di Asperger – una forma di autismo –, l’uomo che qui si confessa ama la trasparenza, il gioco dello Scarabeo, la logica, gli incidenti aerei e Sophie Sylvestre, una compagna di liceo mai più rivista da trent’anni a questa parte. Fiero nemico del compromesso con cui di norma va a braccetto la socialità, soffre, ai funerali della nonna, nell’ascoltare l’officiante esagerare, quanto alle virtù della defunta. Parallelamente, sogna di vivere con Sophie Sylvestre un amore senza ombre né ipocrisie, e di scrivere un Trattato di criminologia domestica. Fortunatamente, ama anche la solitudine.

Con stile raffinato e sorvegliatissimo, e non senza una sottilissima ironia, l’autore ci pone di fronte alla questione fondamentale. Come si costruisce una vita? è una successione di fatti e avvenimenti tangibili o un tessuto di interpretazioni, di illusioni più o meno coscienti e di riletture abusive?

POSTFAZIONE PAZZESCA DI ÉRIC CHEVILLARD

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Battling il tenebroso

Alcuni critici considerano come il capolavoro di Vialatte proprio questo romanzo di gioie, divertimenti e dispiaceri che ha per eroi un trio di adolescenti che sognano e anelano, in una piccola cittadina di provincia, attorno alla figura di una giovane scultrice tedesca, venuta a stabilirsi non lontano dalla scuola. Il giovane Battling in particolare perderà sé stesso, cercando di conquistarla.

Nulla più di un fatto di cronaca, si penserà; nulla di più sbagliato. Dato che nell’ambra di questo romanzo trovano la più alta espressione i sentimenti, gli itinerari chimerici e le smanie appartenenti all’adolescenza di ogni tempo, e sono rivisitate da un artista la cui prossimità all’abisso e l’intuizione della verità hanno reso allegri e melodiosi.

Un romanzo d'amicizia, d'amore, d'adolescenza.

Amélie NOTHOMB: "Vialatte è il grande maestro dell'incongruo, d'una bizzarria fenomenale"

LE MONDE: " Vialatte ha la precisione linguistica del cronista, dove però bizzarria e nostalgia si ritrovano"

André MALRAUX: "Si troverà qui lo stesso tipo di piacere dispensato dalla lettura di Nerval"

LE FIGARO: "Vialatte è inimitabile, e nel romanzo francese, a oggi, nessuno è arrivato oltre nel miscuglio razionale di sogno e realtà"

LIVRES HEBDO: "Vialatte è un antidoto, un'oasi, una golosità"

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Argomentazione di Linès-Fellow

NON CERCATE QUI alcuna forma di letteratura: non è questa la mia intenzione. Io vorrei,secondo l’esempio dei saggi scientifici che sono solito leggere, stilare un resoconto oggettivo, se possibile, della performance di Mell Fellops. Gli equivoci che circondano la sua impresa – e solo quelli, contrariamente a ciò che dicono le malelingue – mi inducono a riportare oggi quell’evento così particolare che ha segnato la sua esistenza.

In questo modo sobrio e meticoloso, inizia il racconto delirante di un medico, Linès-Fellow, che ci riferisce dell’impresa compiuta dal suo paziente Mell Fellops. Segni particolari di Linès-Fellow: è cinico e manipolatore, giacché convincerà Mell a correre una maratona. Segni particolari di Mell Fellops: è costretto a vivere su una sedia a rotelle.

Una storia spiazzante e seducente. Il piacere sottile, ai limiti della perversione, della lettura.

Da uno dei discendenti più puri di Samuel Beckett, di cui ritroviamo tutto l’umorismo nero e l’immensa portata filosofica.

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Il Tibet in tre semplici passi

A tre riprese, a cavallo degli anni Settanta e Ottanta, Pierre Jourde va a esplorare le piste di Zanskar, vallata desertica dell’Himalaya a oltre quattromila metri di altitudine. Il Tibet in tre semplici passi racconta proprio quei lunghi peripli sotto forma di stramba epopea, descrivendo i tormenti, lo stupore e quanto di ridicolo potesse appartiene a dei ragazzotti occidentali di banlieue abbandonati a una natura smisurata; sì, perché attraversare ghiacci perenni con l’equipaggiamento dell’escursionista della domenica presume un’evidente incoscienza, ma anche un’insospettabile tenacia.

Gestita con grande maestria, una narrazione giubilante screziata di metafisica e misticismo accompagnerà il lettore dentro un testo vertiginoso, in bilico tra romanzo di formazione e racconto di viaggi, non senza riuscire ricco di colpi di scena e altamente spiazzante. Ben lungi dalle ricette dell’esotismo fine a se stesso e dell’ingenuità a ispirazione realista, questo romanzo si prefigge di rendere sensibile il grande enigma del mondo e della bellezza.

Uno degli ultimi viaggi autentici, di un’epoca preglobale: senza rete. Una scrittura vivida alla Bouvier, ma che farà scoprire anche un altro aspetto intrinseco dell’avventura: l’umorismo.

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Sine die: cronaca del confinamento

L’ho chiamato Lachesis. È un bel nome, trovo, per un ragno. Da qualche giorno, al fine di rompere il mio isolamento e non limitare le interazioni affettive ai tre membri della mia famiglia reclusi con me, ho iniziato ad addomesticarlo. Il suo filo di seta è l’ultimo legame che mi tiene attaccato al mondo […]. Mi capita di rimanere tutta la notte seduto in bagno a raccontargli la mia vita, a confidargli i miei tormenti, angosce, dispiaceri, ambizioni, non mostra mai alcun segno di impazienza lui.

Storicamente, in corrispondenza di eventi straordinariamente tragici, persino la più superficiale e cinica delle società torna a interrogarsi sulla necessità dei propri fondamenti, rivolgendosi ai grandi pensatori. Così è anche per il confinamento a oltranza, dettato dall’emergenza covid-19, che sta mettendo e metterà a durissima prova la tenuta della popolazione planetaria. Proprio in questo periodo, una Francia sconcertata ha guardato alle cronache quotidiane di Éric Chevillard – date alle stampe inizialmente presso "Le Monde" poi sul seguitissimo blog dell’autore.

Approfondendo il solco tracciato da Kafka e Beckett, con la sua penna affilata Chevillard sonda l’assurdità, la nausea, la noia, il dolore cieco di questi tempi nuovi. Prehistorica Editore presenta quindi per l’Italia –in anteprima mondiale– questa raccolta di cronache, quale doveroso e coraggioso tentativo di opporre una parola al silenzio.

Copertina tratta da un’illustrazione autografa di Franz Kafka.

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Copertina: Sul riccio
Éric Chevillard
220 pp.
Chevillardiana
€ 16,00
2019

Sul riccio

Il suo viso esprime ferma risolutezza. I suoi gesti sono brevi e precisi. La sua mano non trema. Eppure c’è in gioco la sua stessa vita in questa storia. È uno scrittore e, questa sera, si propone di scrivere la sua autobiografia. Sul tavolo si trova riunito tutto il materiale necessario, della carta, una matita, una gomma, un riccio.

Che non c'entra nulla qui, quest’ultimo, avete ragione voi. La cui presenza incongrua è persino un vero mistero. Ma l’effetto sorpresa svanisce presto. Spazio alla collera. Questo riccio è una calamità. Per quanto così dotato lui stesso per l’introspezione viziosa e il ripiego compulsivo su di sé, contraria e ostacola l’ambizioso progetto autobiografico dello scrittore.

Autentico libro dei libri, Sul riccio affronta così il tema spinoso per antonomasia, quello che soggiace a qualsivoglia opera letteraria: l’ossessione della pagina bianca, il famigerato blocco creativo.

Proprio sotto gli occhi increduli del lettore, lo scrittore e protagonista sfida apertamente la propria paura, di cui riuscirà a dirci per oltre duecento pagine.

Il romanzo che ispira: dedicato ai veri amanti della lettura, e a tutti gli aspiranti scrittori.

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Copertina: Paese perduto
Pierre Jourde
190 pp.
Ombre lunghe
€ 16,00
2019

Paese perduto

“È un paese sperduto” si dice: non c’è espressione più giusta. Ci si arriva solo perdendosi. Nulla da fare, nulla da vedere. Sperduto sin dall’inizio forse, talmente sperduto prima ancora di esserlo stato che questa perdita è solo la forma della sua esistenza. Ed io, stupidamente, sin dall’origine, cerco di preservarlo. Volevo fosse se stesso, immobilizzato nella propria perfezione, e che ad ogni istante fosse possibile riempirsene.

Due fratelli, che abitano in città, possiedono in un cascinale isolato una casa di famiglia. Uno dei due ha appena ereditato da un cugino che viveva come un selvaggio nella propria fattoria. Al loro arrivo, vengono a sapere della morte di una ragazza del paese. Gli ossequi hanno luogo l’indomani, con le esequie.

Come nelle antiche tragedie, l’azione si svolge nell’arco di due giornate invernali, nel cuore di montagne deserte. Gli dei che la reggono sono al tempo stesso grotteschi e terrificanti. Si chiamano Alcol, Inverno, Merda, Solitudine. Questi non impediscono, però, che i loro sudditi diano prova di vera grandezza.

Ciò che viene seppellito, in questo romanzo di impronta autobiografica, sono gli ultimi contadini. E anche la bellezza, di cui non si riesce mai a elaborare il lutto.

Tra la vita e la morte, il vissuto e la mancanza, il ricordo e l’oblio.

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Marino il mio cuor

La prima volta che lo vidi, Marino non aveva ancora respirato, era pallido e livido come dopo uno sforzo sovrumano, un grosso spavento o un dispiacere. Mi dissero che aveva risolutamente, per aprirsi un varco verso la luce, rifiutato di guardare per terra, che, risolutamente, aveva rovesciato la testa in direzione della luce stessa, verso il cielo.

In questa cronaca libera e senza date, che l’autore compone in occasione della nascita del primogenito Marino, tutto succede per la prima volta.

L’autore riesce ad abbandonare il punto di vista dell’adulto e del padre, per sposare quello di un osservatore terzo. Presta quindi un linguaggio inedito e meraviglioso a Marino, che inizia a scoprire il mondo; un mondo nuovo, profondamente cambiato, che si appresta ad accogliere Marino.

Il grande scrittore del piccolo e della materia, in una favola della nominazione degna di Puskin

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#1021
14 Giugno

Je prends des notes tout le temps, puisque tout est question de rythme.

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#1020
13 Giugno

ln continua metamorfosi, il moscone si rannicchia nel suo bozzolo. Prima di essere divorato.

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#1019
12 Giugno

Ostentando una certa esperienza e una mano più ferma, la cameriera si offrì di disinnescare il branzino acciaiato (si sarebbe detto un siluro), per la gioia dei commensali. Il genio si riprensentò sorridente e spettinata in capo a due minuti, l’ordigno completamente esploso su un piatto d’argento.

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#1017
10 Giugno

Eppure lo sapevo. Certo il fatto è che conduco una vita troppo frenetica, troppo stressante; ma non è né deve essere un alibi l’organizzazione di una fiera del libro. Pur con tutto quello che comporta: un regolamento ad hoc da approntare, l’approvazione del budget da parte del Comune, a seguito di tante e tante riunioni, settimana dopo settimana, la suddivisione dei ruoli – fondamentale nel lavoro d’équipe –, contattare gli editori, rispondere alle loro domande, agli innumerevoli dubbi connaturati all’incertezza del momento storico, concertare ogni decisione riguardante il programma della fiera con l’altro direttore artistico al telefono – ci mancherebbe! – e poi, con l’approssimarsi della data, le questioni pratiche, prevedere un piano sicurezza, immaginare gli spazi adibiti alle presentazioni, presentarsi in conferenza stampa, rilasciare interviste, aspettare l’arrivo dei corrieri, scaricare i colli, sulle spalle, larghe… Eppure la conoscevo bene, la scadenza: ultimo giorno di fiera, domenica 6 giugno 2021, l’ultimo giorno utile per consumare questa busta d'insalata andata a male.

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Prehistorica Editore a Più Libri Più Liberi

Prehistorica Editore vi aspetta a Roma, per Più Libri Più Liberi, dal 4 all'8 dicembre: ci trovate allo stand G43, con i nostri autori, Eric Chevillard e Pierre Jourde!

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Libreria Ubik di Como

La profondità del catalogo, la cura dei tre piani e le numerose iniziative organizzate, pensate per tutti e ad accesso libero, la rendono una libreria moderna e vivace.

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