Incisioni del traduttore n° #318
13 Luglio 2019

Non so più se sto scrivendo ciò che mi succede o il contrario. (Di certo i verbi di questa frase dovranno essere al presente indicativo – pensavo.)

Le pic-vert au vrai plonge dans l’air pour s’agripper aussitôt à une branche, comme un lance de pierre se perdant dans le feuillage.

È caduto nell’affettatrice, ma con tutta probabilità è successo prima. È prima che deve essersi insaccato.

Quarto set: 2 a1 per lo svizzero avanti di due set a uno e di un break sul maiorchino, cambio campo. La regia indugia sui volti trasfigurati dalla concentrazione e dalla fatica dei contendenti in lizza per l’ennesima finale di Wimbledon. Ed ecco, in pochi secondi, in due sole inquadrature, le facce opposte ma ugualmente rappresentative e nobili dello Sport, la straordinaria sintesi del Gioco. Uno con gli occhi spiritati, esorbitati, lo sguardo lunghissimo, proiettato all’immediato da farsi, sempre oltre; l’altro impenetrabile, con due feritoie profondissime, come cieche o che danno su un interno buio, alla ricerca del senso del tempo, dell’istante infinito, perfetto. Mi perdoneranno coloro che non avendo potuto seguire la partita si sono appassionati a questa breve cronaca, ma non dirò a chi appartenevano quegli sguardi, né come è andata a finire. È una questione del tutto priva di importanza.


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