Incisioni del traduttore n° #524
4 Febbraio 2020

De toute évidence le brouillard semble nous preuver que la poésie n’habite pas l’objet en soi, et qu’elle se trouve entre les objets, dans l’épais réseau des correspondances qui nie leurs singularité et les mettent en rélation intime avec le sujet qui la considère. Sujet de la poésie lui-même.

Oppure la nebbia più fitta (sì, perché nell’ermetico frammento francese di oggi il tema è la nebbia (lo esplicito (per chi non masticasse di francese (non ancora (almeno))))), fredda e impenetrabile, non meno dell’acqua o del ghiaccio, ben più del vetro appannato che un po’ protegge dal freddo e dalla pioggia, altro non è che un altro oggetto, anzi l’oggetto primordiale, l’oggetto originale, l’Oggetto degli oggetti che tutti li informa e contiene insieme. Allora non potrebbe essere più chiaro: la poesia è nell’intimità delle cose. E dove sennò?

Dalla nebbia bianca del primo mattino, ad esempio, un campanaccio, un muggito, un bicchiere di latte, e tutto quello che di buono saprà portarci la giornata.


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