Incisioni del traduttore n° #633
22 Maggio 2020

Il mio gentile vicino di Milano, cui avevo chiesto la cortesia di portare un mazzo di rose e i miei saluti a mia madre per la Festa della Mamma, visto il confinamento che ancora vieta di lasciare la propria regione di residenza, e io per così dire sprovvisto di visto per tornare a Mantova, è finalmente ritornato indietro, il 20 maggio scorso, nella sua seconda casa, qui in Veneto. È arrivato di sera poco prima del tramonto (che si sappia) al parossismo della vergogna, sulla punta dei tacchetti delle sue scarpette da ciclista, dopo aver percorso quasi 140 km di fila. Si tiene in forma correndo il rischio di uccidermi. Deve essere un rischio calcolato.

Il Bardolino è versatile. Finisce sempre alla svelta.

Il faut que je marche aussitôt en l’écrasant sur sa main minuscule pour calmer Giulia, en proie à cette ancestrale – et irrésonable surtout – phobie.

(Ma forse mi inganno, ed è solo il ragno febbrile che alberga dentro il mio cranio a compiacersi nel tessere trame tanto assurde e complicate… Dunque è semplicemente arrivato in auto fino al suo garage interrato, da cui deve aver tirato fuori la sua bicicletta da corsa.)


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